Come smettere di paragonarsi agli altri

Vi racconto della corsa di stamani per parlare di altro, per trovarci un d’insegnamento e trovare un modo sano per smettere di paragonarsi agli altri. Soprattutto quando non ce n’è bisogno.

Stamani sono partita da casa destinazione gara quando era ancora buio. Ero felice che i dolori interchiappa delle ultime settimane fossero quasi scomparsi. Ero così felice che mi sono fatta una promessa: “Vado lì per stare bene. Se fa male, smetto”
Ho imparato con gli anni a non fare violenza al mio corpo perché tanto prima o dopo è sempre lui ad avere la meglio.

Salgo in macchina, metto il navigatore per Grassina, Casa del Popolo, si parte da lì per un percorso che non ho mai fatto. Arrivo e fa molto più freddo che a Firenze, mi iscrivo alla gara e si parte. Dopo solo un chilometro si apre un paesaggio stupendo, vigneti che con la brina sembrano quasi innevati, intorno solo il rumore di qualche automobilista arrabbiato e poi i passi regolari di chi corre. Siamo un bel po’ e sto bene.

E se andassi piĂą veloce?

Sto bene e vorrei andare più veloce, entrare nella mia modalità “competitiva” non guardare più nulla, perdermi nel respiro e arrivare in fondo magari con un buon tempo.
Intanto c’è chi mi supera e io vorrei andargli dietro ma mi ero promessa di stare buona. Vabbè posso sempre provare, allora accelero e subito sento una fitta alla chiappa e insieme una voce: “ricordati perché sei qui!”
Non so se a parlarmi fosse in effetti il mio gluteo destro o la voce della coscienza, fatto sta che ha funzionato. 

“Ricordati perché sei qui”
Ero lì per stare bene, non per arrivare tra le prime dieci. Ero lì per stare bene e allora mi sono guardata intorno: un silenzio che a Firenze mi sogno, la strada sterrata, e un’aria così pulita che avrei voluto portarmela a casa. 

Magari stamani c’era qualcuno che si era svegliato e voleva arrivare tra i primi, faceva bene a dare tutto se stesso. Faceva bene anche a superarmi.
Ma io ero lì per stare bene.

A volte ci paragoniamo ad altri che non sono lì per la nostra stessa ragione. Ci dimentichiamo perché siamo dove siamo.

Entriamo nella modalità “non guardò più dove sono io, ma guardò solo dove sono rispetto ad altri”

E lo so già che qualcuno penserà: “E allora la competizione? Quella sana voglia di fare meglio?”

La tua vera vittoria qual è?

Durante quella mattina io ho vinto una grande gara, quella contro il mio Ego. 

E poi quando vorrò arrivare tra i primi, sceglierò una gara con un brutto panorama, partirò da casa sapendo già che saranno lacrime e sudore e non mi farò superare (quasi mai). 

Va bene tutto, basta ricordarsi il motivo per cui siamo lì e comportarsi di conseguenza. Altrimenti andiamo dietro a chi ci passa accanto, ma magari lui è lì per tutta un’altra ragione.

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